«Ti mando a spaccare tutto». Funzionaria dell’antimafia arrestata per usura: nella banda anche figlio ed ex marito

Ministero giustizia
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Alternava il lavoro di cancelliera a quello di usuraia, insieme al figlio, all’ex marito e al nuovo compagno, concedendo prestiti a interessi che oscillavano tra il 10% e il 70% su base trimestrale a ristoratori, baristi e parrucchieri di varie zone di Roma (Piramide, Garbatella, Marconi e Trullo). 

Gioia Boldrini, dipendente del ministero della Giustizia, attualmente in servizio al Direzione nazionale antimafia, è finita ai domiciliari.
Sono otto, in totale, le persone arrestate ieri dalla Squadra Mobile di Roma nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto della Capitale Giovanni Conzo e dal sostituto procuratore Francesco Basentini. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, esercizio abusivo del credito e usura. Le indagini, condotte tra giugno 2020 e marzo 2021, sono scaturite dalla denuncia di un piccolo esercente della Garbatella che, essendo in difficoltà economiche, si era rivolto a Valerio Garofalo, figlio della cancelliera. Il 38enne romano, ora residente sull’isola spagnola di Tenerife, gli aveva concesso inizialmente denaro in prestito con un tasso d’interesse piuttosto contenuto (ma pur sempre superiore a quello consentito), al fine di cooptare un ampio ventaglio di persone persuase dalla convenienza dei prestiti. E una volta conquistati nuovi clienti, moltiplicava gli interessi. Chi non pagava veniva minacciato così dal giovane Garofalo: «Mo’ ti faccio male, ti mando a spaccare tutto (…) Mi so’ stufato, so 4 anni, mi mandi una piotta quando ti capita». Maurizio Cortellini, detto l’ingegnere, era il suo fidato collaboratore che da Roma si recava a Tenerife per recapitargli il denaro frutto delle illecite attività. Entrambi sono finiti in carcere.


«LA BOLDRINI È CAMALEONTICA»
«I genitori di Valerio, Giovanni Garofalo e Gioia Boldrini, sono il braccio operativo della Capitale – si legge nell’ordinanza di arresto – godendo dello stretto rapporto familiare, seguendo gli affari illeciti di Valerio sul territorio romano, operandosi di curare la fase di recupero e di riscossione del denaro dai vari debitori del sodalizio, e nel caso della Boldrini, anche di osservare l’andamento degli affari all’interno delle attività gestite dal sodalizio». «La Boldrini è straordinariamente camaleontica, capace di rivestire la carica di cancelliere a servizio della Giustizia e contemporaneamente dedicarsi agli illeciti affari del sodalizio – spiega il gip Annalisa Marzano – Di tale posizione lavorativa la donna è apparsa più volte avvantaggiarsi». Viene infatti descritta nelle intercettazioni «come una persona importante, che lavora al servizio di un magistrato all’interno del tribunale di Roma».


IL CRAVATTARO DEL CLAN
Prestava denaro a strozzo, con tassi di interesse del 10%, anche il presunto usuraio legato al clan Di Lauro, arrestato ieri mattina dai carabinieri della compagnia di Pomezia.

Raffaele Tranchino, 72 anni, originario di Napoli e coinvolto nella faida di Scampia, si era trasferito nella cittadina alle porte della Capitale da alcuni anni. E qui tra le altre cose, aveva avviato una fiorente attività di usuraio che gli aveva fatto guadagnare una villa in Sardegna del valore di mezzo milione di euro, sequestrata ieri dai militari.

All’uomo si era rivolto un noto mobiliere e noleggiatore di auto di lusso della zona, lo stesso che a metà giugno era stato minacciato a colpi di pistola appena sceso dalla macchina parcheggiata davanti casa. L’imprenditore, rimasto illeso, aveva risposto al fuoco facendo fuggire l’aggressore. Tra il 2018 e il 2019 il noleggiatore era in grosse difficoltà economiche e aveva chiesto prestiti a più cravattari della zona, tra cui anche Tranchino che gli aveva concesso 250mila euro con un tasso di interesse di 25mila euro mensili, circa 400mila in un anno.

Cifre da capogiro che l’uomo non riusciva a saldare se non chiedendo altri soldi in prestito. Un giro infernale dal quale il mobiliere ha deciso di uscire denunciando il suo aguzzino.

Nel 2020 l’uomo ha chiesto aiuto. Le indagini, coordinate dalla Procura di Velletri, hanno consentito ai carabinieri di identificare anche altre due vittime di Tranchino. Un privato che aveva ottenuto un prestito di cinquemila euro e un imprenditore nel settore alimentare che di euro ne aveva ottenuti centomila.

Come era successo al noleggiatore e mobiliere, anche l’imprenditore alimentare non era riuscito a saldare il debito e così per onorare almeno una parte degli impegni presi, aveva trasferito all’usuraio la villa in Sardegna, nella zona del sassarese. La solidità del quadro indiziario ha indotto il pm titolare dell’indagine a chiedere al gip di Velletri l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con l’ipotesi di usura e ricettazione.

Valeria Di Corrado – Moira Di Mario www.ilmessaggero.it/roma

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