Folgore, cambio della guardia. Per la prima volta nella storia, il cambio avverrà tra due fratelli

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Si lanceranno insieme col paracadute, per suggellare simbolicamente il passaggio di consegne. Oggi il generale Beniamino Vergori, comandante della Brigata paracadutisti Folgore, passerà infatti il timone al suo successore, che non è una persona comune, ma nientemeno che il fratello Roberto. Un fatto che avviene per la prima volta nella storia e che fa capire come quella delle Forze armate sia spesso una seconda famiglia, che una volta conosciuta attira a sé anche i congiunti di chi già ne fa parte.

«In realtà siamo in tre – spiega Vergori senior -, perché anche mio fratello Stefano, di 11 anni più piccolo, ha scelto questa strada. Tutto iniziò quando ero giovanissimo e in procinto di scegliere quale sarebbe stato il mio futuro. Volevo fortemente fare il medico, finché mi imbattei in un cadetto dell’Accademia militare di Modena. Mi colpì la sua uniforme, guardavo lo spadino. Chiesi a mio padre e mi confermò. Poco dopo vidi un militare della Folgore, col basco amaranto. Fu come una magia e decisi di tentare la strada per entrare nell’Esercito italiano». Una vocazione di famiglia. Vergori racconta del «sacrificio, dei timori, soprattutto per una persona come me – dice -, proveniente da una famiglia umile del profondo sud. Siamo originari della provincia di Lecce. Temevo di non farcela, avevo tanti interrogativi, ma la determinazione mi ha sempre contraddistinto».

Una strada evidentemente segnata. Ispirato dai successi militari del fratello, anche Roberto decise di seguire le sue orme. «È un fenomeno noto nella Folgore – spiega Roberto, anche lui generale -, se sei a favore di vento c’è un effetto trascinamento. Così è stato con me, sono stato colpito da ciò che faceva Beniamino e l’amore per il basco amaranto è arrivato anche per me».

Mentre parlano i due fratelli si guardano, quasi a voler comunicare in un mondo tutto loro l’orgoglio che hanno l’un per l’altro. «Le tradizioni che i paracadutisti si tramandano – spiegano i due – sono importanti. Ma nessuno nella Folgore perde mai l’umiltà perché le paure portano a valutare tutto».

Roberto spiega che è «importante avere la consapevolezza del propri limiti, imparare a gestire le nostre debolezze e la vulnerabilità, imparando dagli errori e capitalizzando sulla forza interiore che è il valore aggiunto non solo di ogni paracadutista, ma di ogni soldato».

Cosa lascia il generale Beniamino Vergori al fratello? «La consapevolezza – chiarisce – che i traguardi vanno guadagnati con il sacrificio, avendo così la stima dei nostri paracadutisti. Lo fai essendo una persona integra, trasmettendo valori importanti, creando una squadra forte. Caratteristica della condizione militare che deriva da una disponibilità incondizionata al servizio. Il mio comando si è sempre basato su una frase di Seneca: Il comando non è dominare, ma compiere un servizio».

E il generale lo ha dimostrato in Afghanistan, dove ha avuto l’onore di comandare il contingente l’ultimo periodo prima del ritiro della missione internazionale.

Roberto raccoglie il suo insegnamento: «Mantenere lo slancio e la profondità è una sfida difficile e trovare gli stimoli per svolgere l’incarico con massima sinergia lo è altrettanto, ma le qualità dei paracadutisti sono in grado di esprimere come ogni soldato sia pronto nel dare risposte in situazioni emergenziali». E così sarà, parola del generale uscente: «La Folgore non avrà mai avuto un comandante migliore». Non sono solo parole, con amore fraterno e puro orgoglio militare lo guarda negli occhi. La Brigata ha davvero un nuovo comandante, pronto a raccogliere i frutti del precedente e migliorare ciò che già è stato realizzato.

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