Carabinieri assolti dopo 5 anni dall’accusa di pestaggio di un giovane durante un controllo antidroga

Carabinieri assolti dopo 5 anni dall’accusa di pestaggio di un giovane durante un controllo antidroga

Assolti dopo quasi 5 anni dall’accusa di avere aggredito, minacciato e picchiato un giovane durante un controllo antidroga, oltre che di aver redatto un falso verbale. È la sentenza emessa dalla giudice monocratica Elena Sechi per tre carabinieri che nel novembre del 2016 erano in servizio alla tenenza di Cesano Maderno. Secondo la pubblica accusa, che aveva chiesto una condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per ciascuno degli imputati, dopo aver fermato il giovane italiano allora 21enne N.F., residente nel Pavese e averlo trovato in possesso di poco più di un grammo di hascisc, i militari lo avevano aggredito verbalmente, poi minacciato e colpito a calci, pugni e schiaffi, oltre che con un manganello.

Secondo i capi di imputazione dei I tre militari imputati, che ora hanno 48, 36 e 29 anni, “dopo avere intimato l’alt” al giovane (che si è costituito parte civile al processo per ottenere un risarcimento) e a un altro che era con lui ma che si è dato subito alla fuga, nei pressi della stazione ferroviaria Groane di Cesano Maderno, in occasione di un controllo di polizia finalizzato alla prevenzione e repressione dello spaccio di droga, lo avevano trovato in possesso di 1,7 grammi di hascisc che il 21enne aveva spontaneamente consegnato. Ma era stato “colpito in strada con violenza e mediante l’uso di un manganello telescopico ad una mano e alle gambe” e “sottoposto ad incessanti domande”. Poi, una volta fatto salire sull’auto di servizio “lo minacciavano per farsi dire il nome del soggetto che era con lui” e “lo colpivano ripetutamente e con estrema violenza a schiaffi e ancora con il manganello, usato anche come punteruolo”.

Nonostante il 21enne continuasse a ripetere che il fuggitivo lo conosceva di vista perché si erano incontrati alla stazione ferroviaria di Monza da dove erano arrivati a Cesano. Infine l’accusa di avere falsamente scritto nel verbale “di avere informato l’interessato che poteva farsi assistere da un avvocato per la perquisizione, ma lui si era rifiutato”.

Il 21enne, che si è poi scoperto essere in cura a Pavia per problemi psichiatrici, era in seguito andato al Policlinico di Monza dove gli erano state refertate lesioni con prognosi di 7 giorni. Ma al processo, dove il giovane ha portato a testimoniare in suo favore quel conoscente con lui fermato e poi scappato, i legali dei carabinieri hanno dimostrato che il racconto del viaggio in treno da Monza non era credibile e così il resto della testimonianza della parte civile e dell’amico e la tesi della difesa è stata accolta dalla giudice, che ha assolto i militari, relativamente alle percosse perché “il fatto non sussiste”, e per “non aver commesso il fatto” per tutte le altre accuse.

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