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Carabiniere punito per aver postato in una chat whatsapp affermazioni ritenute lesive della dignità del servizio: Tar annulla sanzione disciplinare

Carabiniere punito per aver postato in una chat whatsapp affermazioni ritenute lesive della dignità del servizio: Tar annulla sanzione disciplinare

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“Si tratta di una sentenza importante, una vittoria niente affatto scontata e per certi versi storica”. A parlare è Remo Giovanelli, Segretario Generale Regionale Sardegna del Nuovo Sindacato Carabinieri e componente del Pool Disciplina dellla stessa organizzazione sindacale. Più di lui, a esultare è certamente il Carabiniere che si è visto annullare dal Tar Lombardia la sanzione diciplinare che gli era stata comminata per alcuni messaggi postati in una chat Whastapp di servizio: “La sentenza evidenzia come il provvedimento disciplinare fosse carente sotto il profilo dei motivi ed evidenzia quanto sia stato importante, ai fini del risultato, che al fianco del militare ci fosse fin da subito il sindacato a indicare la strada da percorrere”.

La vicenda: sanzionato per dei messaggi su Whatsapp

La vicenda finita davanti al Tar della Lombardia è quella di un carabiniere ritenuto reo di aver postato, in una chat whatsapp di servizio, alcune affermazioni ritenute lesive della dignità del servizio e per questo sanzionato col provvedimento del Rimprovero, riportato nel suo foglio matricolare con tutte le conseguenze e ripercussioni sugli avanzamenti di grado durante il corso della carriera, sanzione contro cui il maresciallo aveva già presentato Ricorso gerarchico, anche questo respinto.

“Se il collega avesse fatto direttamente ricorso al Tar – spiega Giovanelli – sarebbe stato dichiarato inammissibile, perché il Ricorso gerarchico per sanzioni disciplinari di Corpo è stato considerato nel 2018 condizione di procedibilità dal Consiglio di Stato. Il problema nasce dal fatto che, se durante il Ricorso gerarchico non vengono illustrati determinati motivi di Diritto e il Ricorso gerarchico viene rigettato, il Tribunale Aggiunto Regionale non può esaminare quei motivi di Diritto che non sono già stati presentati in sede di Ricorso gerarchico, dove l’assistenza legale non è prevista. Stante il vincolo dei motivi e l’obbligatorietà del Ricorso gerarchico, è importante l’assistenza del sindacato, proprio perché è determinante che certe cose vengano fatte notare subito”.

La disciplina in ambito militare

A scanso di equivoci per i non addetti ai lavori, esistono due tipi di discipline, quella di Corpo e quella di Stato: in linea di massima quando si ritiene che la rilevanza del fatto sia esclusivamente interna all’Arma ha luogo il procedimento di Corpo, altrimenti, quando il fatto ha una evidente risonanza all’esterno dell’amministrazione, e soprattutto ha una rilevanza penale, allora si ha il procedimento di Stato. Esistono poi due tipi di procedimento di Corpo, quello finalizzato alla consegna di Rigore, una sorta di “processino” davanti al Generale e con un Difensore, e il procedimento di Corpo per le altre sanzioni disciplinari, dove c’è un contraddittorio cartolare fra l’incolpato e il diretto superiore, con la contestazione degli addebiti e le memorie difensive. In questo caso possono essere comminate tre tipi di sanzioni: il Richiamo orale, che a onor del vero ha poca valenza per la carriera, il Rimprovero scritto, che viene riportato nel foglio matricolare, praticamente nel fascicolo personale del militare, e la Consegna, anche questa figura nel fascicolo. Queste due ultime sanzioni hanno ripercussioni sugli avanzamenti di grado.

Nella Pubblica amministrazione, e in quasi tutti procedimenti amministrativi delle Forze Armate, il Ricorso gerarchico è facoltativo, cioè il destinatario del provvedimento può decidere se seguire la via gerarchica oppure andare dal Giudice; in ambito militare, quando si tratta di sanzioni disciplinari di Corpo, il militare è obbligato a fare il Ricorso gerarchico all’autorità direttamente superiore a quella che ha emanato la sanzione.

“Il Ricorso gerarchico militare pone un problema, quello della terzietà dell’autorità giudicante, perché chi giudica – sottolinea il sindacalista – appartiene sempre alla stessa amministrazione di chi punisce. In qualche modo, per una questione anche strutturale, l’autorità che decide il Ricorso gerarchico ha rapporti più stretti con l’autorità che ha comminato la sanzione disciplinare anzi che il militare incolpato. Chi decide è il diretto superiore di chi ha punito, per forza di cose c’è una maggiore conoscenza tra chi punisce e chi decide, anzi che tra chi decide e chi è stato punito. Lo dicono tutta una serie di studi in materia”.

La sentenza del Tar

“Questa sentenza del Tar Lombardia  – commenta Giovanelli – evidenzia che sotto il profilo dei motivi il provvedimento disciplinare era carente, e il decreto decisorio del Ricorso gerarchico era carente sotto il profilo dell’istruttoria. Si è arrivati a vincere al Tar grazie all’assistenza tecnica degli avvocati Mario Zenga e Sara Mingione del Foro di Milano, bisogna dirlo e ringraziarli, ma è stato possibile anche perché determinate cose erano state fatte notare e sottolineate da subito, passo dopo passo.

In questo senso il Nuovo Sindacato Carabinieri ha posto particolare attenzione alla tutela disciplinare militare creando il Pool Disciplina, coordinato da Bruno Busetto e di cui faccio parte insieme a vari componenti. In questo caso specifico l’occhio esperto del sindacalista si è rivelato utile ai fini del risultato finale davanti al Tar, proprio perché magari il collega, da solo, avrebbe potuto non dare il giusto peso a determinati aspetti. L’assistenza sindacale ha indicato la strada da seguire“.

“Il Tar evidenzia il difetto di motivazione del provvedimento di sanzione disciplinare e il difetto di istruttoria del Ricorso gerarchico. Per questo – prosegue – è importante che ci sia il sindacato che indichi la strada, perché sono appunto questioni tecniche specialistiche, per cui magari il collega anche in tanti anni di servizio non si è mai trovato in queste situazioni non ha la prospettiva di chi magari ha visto vari casi poi finiti al Tar o al Consiglio di Stato”.

“La presenza del sindacato è utile anche perché alla lunga, quando anche i sindacati avranno maggiore autorevolezza e voce in capitolo, ci saranno le sinergie con gli studi legali, con una tutela a 360° del militare. La speranza è che un domani le stesse autorità decisorie nei Ricorsi gerarchici possano voler risolvere determinate questioni a livello interno, senza bisogno di arrivare al Tar ogni volta, evitando così anche di pesare sulla collettività con costi a carico di tutti. 

La presenza del sindacato è quindi funzionale non solo ai militari, ma a tutti i cittadini. La rappresentanza militare, come organo interno all’amministrazione, è finanziata dall’amministrazione stessa, cioè da tutti noi, i sindacati – conclude il Segretario Generale Regionale Sardegna del Nuovo Sindacato Carabinieri – sono finanziati dalle trattenute in busta paga dei singoli iscritti”.

fonte: ilquitidianoitaliano.com

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