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Carabiniere condannato per aver venduto un’arma: il Tar ripristina tutti i benefici economici persi in 12 anni

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Carabiniere Avvocato militare

Carabiniere sospeso dal servizio e collocato in congedo per aver ceduto un’arma da guerra

Sospeso dal servizio e collocato in congedo per aver ceduto un’arma da guerra, un appuntato dell’Arma dei Carabinieri della regione Umbria ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria. Dopo un lungo periodo di 12 anni, è stato riammesso con il ripristino di tutti i benefici economici precedentemente persi.

La condanna del carabiniere

Il militare umbro era stato arrestato con l’accusa di associazione a delinquere, finalizzata alla ricettazione, al riciclaggio, alla simulazione di reato, al falso in scritture private, alle frodi assicurative, al falso in atto pubblico, al contrabbando in esportazione e ad altri reati legati alle armi.

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La sua condanna definitiva riguardava soltanto i reati di detenzione, porto e cessione abusiva di arma da guerra, oltre alla ricettazione di arma da guerra, con una pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione, più una multa di 600 euro.

Il procedimento disciplinare del militare

In seguito a questa condanna, è stato avviato un procedimento disciplinare che ha portato alla perdita del grado per rimozione disciplinare. Tuttavia, questa sanzione è stata emessa oltre il termine massimo di 270 giorni stabilito dall’ordinamento militare. Di conseguenza, la disposizione è stata annullata, ma senza una completa ricostruzione di carriera dal punto di vista giuridico ed economico, con esclusione del ricorrente da ogni procedura di avanzamento e transito da un ruolo all’altro, oltre alla detrazione di anzianità per il periodo di custodia cautelare.

La sentenza del TAR Umbria

Dopo numerosi ricorsi e contro-ricorsi, il Tar dell’Umbria ha annullato tutte le sanzioni, imponendo all’Amministrazione l’obbligo di restitutio in integrum dal punto di vista economico, a partire dalla data di efficacia della sanzione di rimozione disciplinare, cioè dal 21 agosto 2011. Le spese processuali sono state compensate, chiudendo così la lunga vicenda giuridica.

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