Auto incendiata ad una agente e foto intime sui social per vendetta dopo la fine della relazione

Agente polizia

Un lungo e approfondito esame, rispondendo puntualmente alle domande del sostituto procuratore e dell’avvocato. Risposte che raccontano di un’automobile bruciata nel parcheggio condominiale, delle foto intime finite su Onlyfans, dei messaggi e delle telefonate, degli atti persecutori da parte dell’ex compagno e anche suo superiore al lavoro.

Per oltre tre ore la giovane agente, ha parlato di quel rapporto affettivo nato a Foligno, proseguito in Campania, fino alla rottura, tragica e violenta.

L’agente della Polizia locale in aula

L’agente della Polizia Locale ha riferito di aver iniziato a notare “atteggiamenti iracondi e una gelosia eccessiva”, con episodi di controllo arrivati all’accesso in casa della donna da parte dell’uomo per carpire numeri e password dei social network, per poterla controllare online. Poi la diffusione di immagini intime su siti di incontri o di intrattenimento. La donna ha raccontato anche di minacce e azioni per farle perdere il lavoro, denigrandola.

L’ex compagno, comandante dei vigili di un comune campano, sarebbe anche responsabile dell’incendio dell’auto della donna. Fiamme che avevano avvolto anche altre due vetture di condomini.

Ad incastrare l’uomo, secondo la Procura, le immagini di un distributore e l’aggancio del suo cellulare alle celle telefoniche vicino all’abitazione della donna. Accuse che l’uomo ha sempre respinto, affermando di aver fatto molti regali alla donna, tra viaggi, lavori in casa, prestiti, per oltre 10mila euro e che sono al centro di un contenzioso civile tra i due.

Anche la rottura sarebbe avvenuta dopo aver scoperto che la ex chattava con altri uomini, ha sostenuto l’imputato.Si torna in aula a maggio, con il controesame della donna da parte della difesa. Sarà chiamato anche il sindaco del paese campano per spiegare i motivi della telefonate che avrebbe fatto alla donna per convincerla a ritirare la querela.

Tra i testimoni anche amici e conoscenti della vigilessa che sarebbero stati raggiunti da telefonate da parte dell’imputato per convincerli a troncare ogni rapporto con la parte offesa.

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