La Corte Suprema di Cassazione (Sez. I penale militare), con sentenza n. 34810/2025, ha confermato la condanna a un anno di reclusione militare inflitta dalla Corte militare di appello di Roma nei confronti dell’alto ufficiale, ritenuto responsabile di truffa militare pluriaggravata in relazione alla fruizione illegittima di un alloggio di servizio.
Il caso
La vicenda trae origine dall’assegnazione di un alloggio di servizio ubicato in provincia di C., occupato dall’ufficiale fino al pensionamento (2020). Secondo l’accusa, al momento della richiesta e per gli anni successivi, l’ufficiale avrebbe omesso di comunicare variazioni reddituali e familiari rilevanti ai fini della permanenza nel beneficio abitativo.
In particolare, l’Amministrazione militare aveva richiesto nel 2005 e nel 2006 aggiornamenti documentali, mai forniti. Successive verifiche – avviate nel 2021 su segnalazione della Procura Militare – avevano evidenziato redditi superiori alle soglie previste, nonché la disponibilità di altro immobile considerato idoneo.
Il profitto contestato
Secondo la quantificazione effettuata dagli organi amministrativi, la condotta dell’ufficiale avrebbe determinato un vantaggio economico indebito pari a 50.269,65 euro, corrispondente alla differenza tra il canone agevolato corrisposto e quello che sarebbe dovuto in assenza dei requisiti.
Il percorso giudiziario
Primo grado (Tribunale Militare di Roma, 2024): assoluzione “per non aver commesso il fatto”.
Secondo grado (Corte Militare di Appello, 2025): riforma integrale della sentenza, affermazione di responsabilità. Ricorso in Cassazione: la difesa sosteneva l’assenza di dolo e l’esistenza di incertezze normative sui requisiti.
La decisione della Cassazione
La Suprema Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso, chiarendo che:
La mancata comunicazione delle variazioni reddituali e familiari non può essere considerata una semplice inosservanza amministrativa, ma ha assunto valore di comportamento fraudolento volto a mantenere il beneficio.
L’errore sulle norme extra-penali non è invocabile, poiché la condotta denota consapevolezza e volontà di eludere i controlli.
Non era necessaria la rinnovazione delle prove testimoniali in appello, in quanto l’impianto probatorio era basato principalmente su documentazione certa.
Conclusione
La Cassazione ha quindi confermato la condanna e il relativo trattamento sanzionatorio: 1 anno di reclusione militare e condanna alle spese processuali.
