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Torino, ucciso in strada da un 20enne per «una sigaretta»: Augusto Bernardi aveva 56 anni. L’assassino: «Mi sono rovinato la vita»

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Morire per un litigio, per un battibecco, per una sigaretta. Tre omicidi sono stati commessi da un capo all’altro d’Italia la scorsa notte durante discussioni annegate nella violenza e nel sangue. A Torino un passante ha perso la vita per le percosse di un ventenne imbottito di crack. A Siracusa è stato ucciso a coltellate un trentottenne, a Lendinara (Rovigo) un uomo che stava cercando di sedare un alterco.

La confessione

«Ho ammazzato una persona», ha confessato tra le lacrime in questura Francesco Lo Manto, 20 anni, abitante nel capoluogo piemontese. Il giovane aveva assunto crack e, intorno alle quattro del mattino, si trovava sul balcone che si affaccia su piazza Vittoria, in un quartiere popolare della città. In quel momento stava passando Augusto Bernardi, 56 anni, che abitava poco distante e, come dicono i vicini, era «un signore gentile che salutava sempre».

Cosa è successo fra i due non è chiaro. «Mi ha chiesto una sigaretta – sostiene Lo Manto – e allora sono sceso». Quello che è certo è che il giovane, ancora in ciabatte, ha cominciato a colpire con schiaffi e pugni («avevo un bastone ma non l’ho usato») fino a quando Augusto non si è accasciato al suolo. Francesco è poi risalito nel proprio appartamento. Alla vista della polizia è sceso e si è lasciato caricare sulla volante senza intemperanze.

I residenti raccontano che ha anche bussato a un vicino per avere un bicchiere d’acqua, ma non è chiaro se prima o dopo il delitto.

Le prime ricostruzioni

Ai carabinieri si è consegnato Antonio Montalto, 23 anni di Lentini (Siracusa). Il giovane è sospettato di avere ucciso ieri sera intorno alla mezzanotte il trentottenne Roberto Raso in via Silvio Pellico a Siracusa.

Ancora non è chiara la dinamica dell’omicidio. Secondo una prima ricostruzione, una coltellata ha messo fine a una lite. Raso è stato portato agonizzante all’ospedale Umberto I ma non c’è stato nulla da fare. In un casale nella campagna di Lendinara (Rovigo) abitato da braccianti agricoli un marocchino di 30 anni stava cercando di sedare un diverbio fra alcuni connazionali. Qualcuno ha estratto un coltello e, con un fendente, gli ha reciso l’arteria femorale: è morto dissanguato.

I carabinieri sono sulle tracce del presunto responsabile, un marocchino di 31 anni che si è dato alla fuga. Un terzo uomo, rimasto ferito, è stato medicato in ospedale a Rovigo e dimesso con una prognosi di otto giorni.

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