Con una decisione destinata a fare scuola, il TAR del Lazio – sentenza n. 7728/2025 – ha accolto il ricorso presentato da un militare della Guardia Costiera, imponendo all’Amministrazione di dare esecuzione alla richiesta di trasferimento formulata ai sensi della legge 104/1992.
Il caso trae origine dal mancato rispetto della precedente sentenza n. 3031/2025, con cui il Tribunale aveva già annullato il primo diniego del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti / Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ordinando un riesame dell’istanza nel rispetto del principio di reciprocità dei ruoli. Nonostante ciò, l’Amministrazione – con provvedimento del 16 aprile 2025 – aveva nuovamente respinto la domanda, costringendo il militare a un nuovo giudizio.
Una bocciatura netta: “gestione del personale lontana dalle piante organiche”
La pronuncia del TAR è particolarmente severa. I giudici amministrativi hanno rilevato una condotta contraddittoria dell’Amministrazione, definita rigida quando si tratta di negare diritti e sorprendentemente flessibile quando occorre aggirare le stesse regole per esigenze interne.
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Nel provvedimento si evidenzia come la gestione dei flussi di personale risulti «palesemente distante dalle piante organiche», smontando così l’argomento della presunta mancanza di posti disponibili.
Il Collegio ha applicato il principio dell’“efficacia ora per allora”, dichiarando inefficace l’ultimo diniego e condannando il Ministero anche al pagamento delle spese di giudizio.
Il principio affermato dal TAR: i diritti non possono essere sacrificati alla burocrazia
Il Tribunale ha chiarito che le esigenze organizzative non possono trasformarsi in uno scudo per comprimere diritti previsti dalla legge, soprattutto se l’Amministrazione dimostra di poter derogare ai propri schemi quando lo ritiene opportuno.
La sentenza riafferma un concetto fondamentale:
chi indossa una divisa ha gli stessi diritti degli altri cittadini, compreso quello di assistere un familiare in condizioni tutelate dalla legge 104.
Un diritto che non può essere ridotto – si legge in sentenza – a mera concessione discrezionale.
Il ruolo del SIM Marina
Determinante il supporto dell’Ufficio Legale del SIM Marina, che ha affiancato il ricorrente lungo l’intero percorso giudiziario, assicurando continuità e competenza.
L’Avvocato Matteo Annunziata dello Studio Medugno, che ha curato il contenzioso, ha ottenuto una vittoria significativa, utile a tutti i militari che si trovano in situazioni analoghe.
Il sindacato conferma che continuerà a sostenere gli iscritti – come già fatto in altri casi di trasferimento e rientro dall’estero – per verificare se la dichiarata “assenza di posti” corrisponda al vero o sia frutto di valutazioni discrezionali.
Una vittoria che va oltre il singolo caso
Questa decisione rappresenta molto più che il legittimo riconoscimento di un diritto individuale:
è un richiamo forte al rispetto della legalità, della famiglia e della dignità del personale militare.
Dietro ogni uniforme c’è una persona, e il diritto all’assistenza familiare non può essere ostacolato da dinamiche interne o da valutazioni opache. Il TAR lo ricorda con fermezza: l’Amministrazione è tenuta a fare tutto ciò che è possibile per garantire l’effettività di questo diritto, così come fa quando interviene – con elasticità – per sanare esigenze proprie.
Una sentenza che segna un passo avanti decisivo per tutto il comparto.
