Sparò al ladro che aveva ferito il collega con un cacciavite: carabiniere condannato a tre anni

Parte un colpo dalla pistola carabiniere

È stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione il carabiniere che, nel settembre del 2020, uccise con un colpo di pistola Jamal Baldawi, cittadino siriano di 56 anni, durante un intervento per sventare un furto nel quartiere Eur, a Roma. Il militare era imputato per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

La sentenza, emessa dal Tribunale di Roma, è risultata più severa rispetto alla richiesta della Procura, che aveva sollecitato una condanna a due anni e mezzo.

All’epoca dei fatti il carabiniere prestava servizio presso il Nucleo Radiomobile della Capitale. L’intervento era scattato in seguito alla segnalazione di un’effrazione in un ufficio di via Paolo di Dono, sede di una società privata.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, i militari avrebbero intimato al ladro di fermarsi. L’uomo avrebbe però reagito colpendo uno dei carabinieri con un cacciavite sotto l’ascella, per poi tentare la fuga. A quel punto il collega avrebbe esploso due colpi di pistola: uno di questi si è rivelato fatale.

La sentenza ha suscitato immediate reazioni nel mondo politico e sindacale. Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso pubblicamente «totale vicinanza e solidarietà» al militare, sostenendo che «a temere una condanna dovrebbero essere i criminali, non chi difende i cittadini e i colleghi».

Anche il SIM Carabinieri ha manifestato «profonda amarezza» per il verdetto, sottolineando come la decisione sembri non tenere adeguatamente conto delle condizioni operative e del pericolo immediato affrontato quotidianamente dagli operatori. Secondo il sindacato, un militare si trova spesso costretto a prendere decisioni in pochi istanti, sotto una pressione estrema, per salvaguardare la propria vita e quella dei colleghi.

L’organizzazione sindacale ha inoltre evidenziato il rischio che pronunce di questo tipo possano incidere negativamente sulla serenità degli operatori di polizia, alimentando un senso di isolamento istituzionale in chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica.

La vicenda resta destinata a far discutere, in attesa degli sviluppi nei successivi gradi di giudizio, su un tema delicato che continua a dividere l’opinione pubblica: il confine tra legittima difesa operativa ed eccesso nell’uso della forza in contesti di grave pericolo.

Ti piacciono i nostri articoli? Seguici su Facebook per non perderti gli aggiornamenti!
Visita la pagina
error: Content is protected !!