Servizi, un’Agenzia separata dal Dis: il piano per la Cybersecurity

Servizi, un’Agenzia separata dal Dis: il piano per la Cybersecurity

Rispetto a come l’avevano pensata l’ex premier Giuseppe Conte e il prefetto Gennaro Vecchione, suo uomo fidato al Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (Dis), quella messa in cantiere dall’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, ora Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, non è né figlia né parente del progetto di Giuseppe Conte. Segna, invece, una netta discontinuità e si fa portatrice di una concezione opposta del ruolo che deve avere sul tema cyber il Dis, non più immaginato intraneo alla futura Agenzia. La quale avrà un vertice di nomina governativa, sarà incardinata sotto il cappello della Presidenza del consiglio o dell’Autorità delegata, e vedrà la luce seguendo un percorso legislativo lineare. Con un decreto legge da convertire in Parlamento. Senza, dunque, le improvvisate scorciatoie di qualche mese fa, quando venne infilato nottetempo un testo (poi ritirato) tra gli articoli della Manovra di bilancio.

L’Agenzia a cui sta lavorando Gabrielli insieme alla nuova direttrice del Dis Elisabetta Belloni ha bisogno di qualche mese per essere ultimata e limata, ma l’architrave che la sorreggerà è già definito. Sarà un soggetto pubblico, che si troverà a confrontarsi con il comparto dell’intelligence pur nell’assoluta distinzione dei compiti. E avrà due missioni principali.

La prima è fungere da Centro di coordinamento nazionale per gli investimenti nella sicurezza cibernetica. In sostanza, significa avere un soggetto in grado di mettere in connessione aziende piccole e grandi, coinvolgere le università e la ricerca, potenziare l’industria di settore rendendola impermeabile alle infiltrazioni di servizi stranieri ostili. E qui bisogna fare un inciso, per apprezzare a pieno il cambio di prospettiva impresso da Gabrielli e Belloni: fin dal governo Monti (2013) la risposta cyber dell’Italia alle aggressioni esterne è stata demandata alla nostra intelligence, che però, per ovvi motivi che attengono alla sostanza democratica del Paese e a paventate derive di sorveglianza di massa, non può essere l’interlocutrice di imprese e accademie.

Ecco quindi l’idea di creare un’Agenzia pubblica che diventi la camera di compensazione delle numerose istanze di un mondo in perpetua e velocissima evoluzione. Che possa dialogare, ad esempio, con realtà come Leonardo, leader nazionale nel campo cyber che ha appena chiuso un accordo con la casa farmaceutica Dompé per creare la più grande banca dati a livello europeo di sorveglianza molecolare, cruciale per individuare in tempo nuovi virus e gestire nuovi vaccini. E alla quale può essere affidata la costruzione di un servizio cloud nazionale italiano.

Ce lo chiede anche l’Unione Europea, del resto, con il cybersecurity Act entrato in vigore il primo giugno. Abbiamo sei mesi di tempo per avviare il Centro di coordinamento. Una volta attivato, potrà attingere, come scrive il sito Formiche.net, a due fondi comunitari da 5 miliardi: Horizon Europe e Digital Europe.

Il secondo obiettivo dell’Agenzia è la cyber-resilienza: la supervisione e il consolidamento del Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica, ossia l’insieme degli operatori strategici, pubblici e privati, del settore telecomunicazioni, energia, trasporti, difesa, spazio ed economia, e dalla cui integrità dipende il funzionamento del sistema Paese. Infine, l’Agenzia, in quanto autorità nazionale cyber, avrà anche altri compiti.

Il direttore, come detto, sarà nominato dal Presidente del consiglio e sull’Agenzia vigilerà il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). “La nostra posizione è fare presto e fare bene», commenta Enrico Borghi, membro Pd del Copasir, «condividiamo l’impostazione generale che evita la sovrapposizione con il comparto intelligence e la pubblicità dell’Agenzia, che archivia l’impropria logica di privatizzazione del settore cyber tentata in passato”.

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