Un agente della Polizia di Stato è sotto inchiesta con l’accusa di uccisione di animale dopo che, lo scorso 14 settembre, durante un intervento antidroga in un parco di Ancona, aveva sparato al cane “Narcos” — un pitbull di proprietà di una giovane donna — uccidendolo.
Cosa succede ora
La procura ha avviato un incidente probatorio e nominato due consulenti — una veterinaria e un esperto balistico — per chiarire alcuni aspetti fondamentali: da quale distanza è stato esploso il colpo e quanti ne sono stati sparati.
Il primo passo formale si è tenuto in tribunale: ora i consulenti devono valutare se il materiale raccolto — foto, video e relazioni — è sufficiente per rispondere ai quesiti. Un nodo delicato è rappresentato dal fatto che la carcassa dell’animale non risulta essere stata sequestrata né è stata disposta un’autopsia veterinaria, condizione che potrebbe complicare gli accertamenti.
Il contesto: come avvenne lo sparo
Secondo la ricostruzione della polizia, durante un normale controllo antidroga la presenza del cane — senza guinzaglio e museruola — e la sua reazione avrebbero creato una situazione di pericolo. Il cane, secondo gli agenti, si sarebbe avvicinato in modo aggressivo: l’agente avrebbe reagito sparando un colpo, ritenendo che la sua sicurezza e quella dei colleghi fosse minacciata.
Le implicazioni legali e mediatica
Adesso l’esito della perizia sarà decisivo: se emergerà che lo sparo era evitabile, oppure che la distanza o le modalità non giustificano l’uso dell’arma da fuoco, l’agente rischia di essere rinviato a giudizio. Il caso ha già suscitato forte attenzione pubblica, anche per la sensibilità crescente rispetto ai diritti degli animali e alle procedure delle forze dell’ordine.
