Immigrato ucciso nel bosco della droga: «Colpo da vicino con un fucile da caccia con proiettili in gomma ». Indagato un sottufficiale dei carabinieri

Immigrato ucciso nel bosco della droga Indagato un sottufficiale dei carabinieri
[sc name=”facebook2″ ][/sc]

La distanza era ravvicinata, altrimenti il proiettile di gomma che ha ucciso Rachid Nachat devastandogli il polmone destro e innescando un’emorragia, non sarebbe stato letale. Salvo cambiamenti di scenario e al netto dei prossimi accertamenti balistici, quel proiettile è stato esploso nella serata di venerdì da un fucile imbracciato da un sottufficiale dei carabinieri il quale, in pattuglia insieme a due colleghi contro gli spacciatori nei boschi di Castelveccana, aveva anche la pistola d’ordinanza: un’arma che avrebbe potuto o dovuto proteggerlo dalla presunta precedente aggressione della vittima, un 34enne marocchino di Béni Mellal, terra di partenza dei migranti nonché la base d’investimento dei guadagni illeciti dei pusher che vendono la droga in Italia.

Ma Mourad, il fratello di Rachid («Era arrivato a novembre a Varese, lavorava come muratore»), giura che il discorso dev’essere ribaltato: non era uno spacciatore, girava in cerca di marijuana («Aveva in tasca 20 euro»). La tesi non convince la Procura, coordinatrice dell’inchiesta della polizia sulla scena del crimine vicina al lago Maggiore, l’ultima zona conquistata dalle bande nordafricane in una spaventosa progressione che contempla ragazzini-soldato e madri in coda per l’eroina.

Il pm potrebbe «ridurre» l’accusa del sottufficiale indagato, un 50enne dalla regolare carriera in provincia senza aspirazioni a farsi giustizia da solo: da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa, dunque sposando il suo resoconto. I colleghi erano lontano, così hanno riferito, e l’amico di Rachid sarebbe scappato senza cogliere dettagli.

Debora Piazza, avvocato della famiglia Nachat e già legale di Youns El Bousettaoui, ammazzato nel 2021 a Voghera dall’assessore leghista Massimo Adriatici, nel considerare inutile il tema pusher sì oppure no («È stato assassinato un uomo, fine»), sostiene che invece possieda delle informazioni utili. Di nuovo Mourad, traslocatore nel Pavese, afferma d’aver saputo da quell’amico, forse autore della telefonata rivelatrice al 112, che Rachid era caduto in un canalone.

Il sottufficiale ha messo a verbale la convinzione di non averlo neanche ferito e di averlo invano cercato, ma resta un dato: non ha avvisato superiori, autorità giudiziaria, soccorritori. Senonché ore dopo, in relazione proprio a quella chiamata che annunciava la presenza del corpo nel precipizio, i vertici della Compagnia di Luino, sede di servizio dei carabinieri, si sono ricordati dell’attività a Castelveccana e hanno effettuato il collegamento. Può certo essere, nella legittima prudenza di un’inchiesta, che il sottufficiale fosse convinto che lo sparo avesse raggiunto un terrapieno, non Rachid: ma perché tacere?

E nell’eventualità, tornati in caserma, di cosa erano a conoscenza i colleghi sui quali si concentra la polizia? Abbiamo chiesto a Mourad di far da tramite con l’amico, ma sarebbe sparito in quanto «terrorizzato». I carabinieri giravano coi fucili avendo scelto di travestirsi da cacciatori: gli investigatori non spiegano la necessità di portare i proiettili, ancorché di gomma.

corriere.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!