Contrabbando su Nave Capri: otto persone rinviate a giudizio

Contrabbando su Nave Capri

È fissato per i primi mesi del 2026 il processo che vedrà imputate otto persone, tra cui due ufficiali della Marina Militare con base a Taranto, coinvolte nell’indagine sul presunto contrabbando internazionale di merci e tabacchi a bordo della Nave Capri, operante fino al 2018 nella missione Mare Sicuro in acque libiche.

L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Alfredo Manca e condotta dalla Guardia di Finanza di Brindisi, ha visto nel giugno dello scorso anno l’esecuzione di cinque misure cautelari. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dalla giudice Benedetta Nestore.

Il sistema del contrabbando

Secondo l’accusa, circa 300 chilogrammi di sigarette di provenienza estera sarebbero stati occultati nelle stive della Nave Capri e sbarcati nei porti italiani (tra cui Brindisi, Augusta e La Spezia) per essere rivenduti. Al vertice del presunto traffico, figurano due ufficiali che, sfruttando le risorse militari e le rotte logistiche della missione, avrebbero importato grandi quantitativi di tabacco.

Per coprire l’operazione, si sarebbero utilizzate false fatturazioni e società cartiere riconducibili a un ufficiale libico: forniture inesistenti a favore di queste società avrebbero finanziato l’acquisto di sigarette, secondo gli investigatori.

Una rete interna coordinata

Gli investigatori descrivono una filiera interna di complicità: un sottocapo della nave avrebbe trovato clienti per il carico, un ufficiale delle operazioni avrebbe coordinato il trasferimento in Italia e un corriere gestiva il trasporto tra Brindisi e La Spezia. Anche alcuni familiari di uno degli ufficiali principali sono finiti nell’indagine per aver occultato parte della merce.

Processo all’orizzonte

Con l’avvicinarsi del processo, l’attenzione resta alta, soprattutto per il coinvolgimento della Marina Militare in quella che viene definita un’intrusione del traffico illecito nel contesto di una missione internazionale.

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