Milano – Nelle motivazioni della sentenza sul caso Ramy Elgaml, il giudice Fabrizio Filice ha definito l’inseguimento dei carabinieri “legale e doveroso”, riconoscendolo come un adempimento di un dovere istituzionale.
L’episodio risale alla sera del 24 novembre 2024, quando il 22enne Fares Bouzidi, alla guida di uno scooter insieme a Ramy Elgaml, non si fermò all’alt dei militari, dando il via a una fuga ad alta velocità che si concluse tragicamente con la morte di Elgaml.
Bouzidi è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
L’obbligo di intervento dei carabinieri
Secondo quanto riportato dal giudice Filice, la fuga dei due ragazzi ha attivato l’obbligo d’intervento da parte dei carabinieri, indipendentemente dal motivo che li avesse spinti a scappare.
“È perfettamente concepibile – scrive Filice – che gli agenti, di fronte a una condotta così estrema, abbiano ipotizzato una ragione della fuga più grave di quella effettiva, interpretando come indizi sospetti il passamontagna indossato da Bouzidi, i 850 euro in contanti e una bomboletta di spray urticante trovati in suo possesso”.
Il giudice sottolinea che la condotta di guida di Bouzidi ha messo in pericolo non solo la sua vita e quella di Elgaml, ma anche quella dei cittadini e degli stessi militari impegnati nell’inseguimento.
Le frasi dei carabinieri durante l’inseguimento
Durante le indagini era emerso un audio in cui i carabinieri, durante la concitata fase dell’inseguimento, pronunciavano frasi forti come:
“Vaf***o, non è caduto”
“Speriamo si schiantino sti pezzi di ma”
Il giudice Filice ha chiarito che, pur essendo espressioni dure, vanno contestualizzate nella tensione e nell’adrenalina del momento:
“Si tratta di esclamazioni pronunciate durante un inseguimento che, a causa della guida estremamente pericolosa dell’imputato, assumeva connotazioni sempre più rischiose per tutti, inclusi i pubblici ufficiali”.
Inoltre, è stato evidenziato che, dopo l’incidente, i carabinieri hanno immediatamente chiamato i soccorsi e sono rimasti accanto ai ragazzi fino all’arrivo dei sanitari.
La sentenza e le responsabilità
Con questa sentenza, il tribunale ha stabilito che l’operato dei militari rientrava pienamente nei limiti di legge e che la tragedia è stata causata dalla condotta pericolosa del conducente.
L’episodio ha sollevato un ampio dibattito sull’uso della forza durante gli inseguimenti e sul rischio che corrono sia i cittadini sia le forze dell’ordine durante simili interventi.
