Carabiniere vince contro l’INPS: il Tar ordina il pagamento degli interessi sul TFS

Carabiniere vince contro l’INPS TFR

Ancora una volta è la giustizia amministrativa a ristabilire un diritto negato. Un appartenente all’Arma dei Carabinieri in quiescenza ha ottenuto una nuova e definitiva vittoria contro l’INPS sul trattamento di fine servizio: oltre alla somma capitale, l’Istituto dovrà ora corrispondere anche gli interessi legali.

La vicenda nasce dal calcolo della buonuscita.

Con una sentenza del novembre 2024, il Tar dell’Umbria aveva riconosciuto al sottufficiale il diritto all’inclusione di sei scatti stipendiali nella base di calcolo del TFS, come previsto dalla normativa di riferimento. Non solo: la stessa sentenza condannava l’INPS al pagamento dell’importo ricalcolato e degli interessi maturati.

Una decisione passata in giudicato e mai impugnata. Eppure, l’INPS non aveva dato piena esecuzione al provvedimento.

Dopo mesi di attesa, il carabiniere è stato costretto a presentare un nuovo ricorso per ottemperanza, chiedendo al Tar di imporre all’Istituto previdenziale l’esecuzione completa della sentenza.

Nel corso del giudizio, l’INPS ha sostenuto di aver già provveduto al pagamento integrale il 17 luglio 2025, attribuendo il precedente ritardo alla necessità di acquisire i dati retributivi aggiornati dall’Arma dei Carabinieri.

Per questo motivo, l’Istituto ha chiesto al Tar di dichiarare cessata la materia del contendere.

I giudici, però, hanno esaminato nel dettaglio la documentazione prodotta e hanno rilevato un elemento determinante: nel prospetto di liquidazione, alla voce “interessi su capitale” risultava indicato l’importo di 0,00 euro.

Un’omissione che il Tar ha ritenuto inaccettabile, poiché la sentenza originaria prevedeva espressamente anche la corresponsione degli interessi legali. Di conseguenza, il Tribunale amministrativo ha ordinato all’INPS di procedere al pagamento degli interessi entro 60 giorni, nominando il Prefetto territorialmente competente quale commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento.

Una decisione che conferma come, troppo spesso, i militari e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine debbano ricorrere ai tribunali per ottenere ciò che spetta loro per legge, anche dopo sentenze già definitive.Ancora una volta, la giustizia ha dato ragione a chi ha scelto di non arrendersi.

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