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Carabiniere accusato di vilipendio alle Forze Armate: “il fatto non sussiste”. Il Consiglio di Stato annulla la sua destituzione

Carabiniere accusato di vilipendio alle Forze Armate: “il fatto non sussiste”. Il Consiglio di Stato annulla la sua destituzione

Dopo la sentenza del 21 Marzo 2018 con cui il Tribunale Militare di Roma l’aveva assolto dall’accusa di Vilipendio alle Forze Armate “perché il fatto non sussiste”, recentemente anche il Tribunale di Massa aveva scagionato l’appuntato dei carabinieri A. B. dal reato di calunnia, istigazione all’odio razziale ed apologia di fascismo.

Una vicenda accaduta alcuni anni fa, nel pieno dell’inchiesta nei confronti di alcuni militari in servizio in varie Stazioni dell’Arma in Lunigiana, per presunti pestaggi in danno soprattutto di extracomunitari e che aveva come epicentro alcune dichiarazioni fatte dal militare assieme ad un collega, finite in un servizio trasmesso da un canale televisivo nazionale.

A Massa, in aula, era stata la stessa pubblico ministero Elena Marcheschi a chiedere l’assoluzione per i due imputati: “perchè l’elemento soggettivo, la volontà ad istigare all’odio ed a fare propaganda fascista, non c’è. Non c’è per il fatto che i due militari ,essendo la telecamera nascosta, non sapevano di rilasciare una intervista”.

L’appuntato scelto però , era andato sotto processo, destituito dal servizio e si era visto rigettare l’appello per la sanzione disciplinare di stato della perdita del grado per rimozione, da parte del Tar della Toscana con sentenza del 15 Aprile 2021.

Nonostante questo, il militare non si era dato per vinto ed assistito dall’avvocato Antonio Rodontini del Foro di Milano aveva fatto ricorso contro la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale; pochi giorni fa, gli è stato ufficialmente notificato che, con sentenza del 16 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha annullato la sua destituzione ed ha stabilito la sua riammissione in servizio,annullando la perdita di grado e la destituzione fatta dal Ministero della Difesa nel giugno del 2018. Pertanto, l’appuntato scelto dei carabinieri.

A. B., rientra a pieno titolo in servizio, mentre l’amministrazione dello Stato dovrà restituirgli gli stipendi arretrati per 4 anni e ricostruire la sua carriera militare.

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