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Aggressione nel carcere di Monza: 5 agenti di Polizia Penitenziaria in ospedale

Aggressione nel carcere di Monza: 5 agenti di Polizia Penitenziaria in ospedale

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Nuovo episodio violento all’interno del carcere di Monza. Nella tarda mattinata di ieri, 1 aprile, presso la casa circondariale del capoluogo brianzolo, un detenuto in carcere avrebbe aggredito cinque Poliziotti Penitenziari che si sono visti colpire con pugni e calci. A denunciare l’accaduto il sindacato O.S.A.P.P..

L’uomo, che poco prima avrebbe lanciato le feci all’interno della sezione detentiva e dato fuoco all’interno cella, non sarebbe nuovo ad atteggiamenti simili e, in alcune occasioni, avrebbe anche minacciato e offese gli operatori del carcere.

“I cinque uomini della Polizia Penitenziaria sono stati trasportati presso l’ospedale San Gerardo per le cure del caso con prognosi di ben 7 giorni per 2 agenti ed un sottufficiale mentre 4 giorni per gli altri 2 agenti”. Il soggetto in questione già nei giorni scorsi aveva aggredito un altro assistente capo della Polizia Penitenziaria addirittura con una prognosi di 15 giorni.

Detenuto protagonista di diversi eventi critici in decine di penitenziari di tutto il territorio italiano. Il tutto avvenuto solo 2 giorni dopo la grande manifestazione di protesta degli agenti della Polizia Penitenziaria contro le aggressioni al personale avvenuta dinanzi il tribunale cittadino” spiega Leo Beneduci, segretario generale dell’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “Il detenuto doveva essere trasferito molto tempo prima. 

Le misure di contrasto dello Stato contro questo genere di utenza sono del tutto insufficienti e inefficienti. Per soggetti così pericolosi, artefici di eventi contro il personale di Polizia, evidentemente non bastano le sanzioni disciplinari o le querele. La politica modifichi subito l’ordinamento penitenziario con misure di contrasto alla gestione di detenuti che ripetutamente pongono in essere tali gravissimi condotte. Bisogna istituire subito protocolli e sezioni ad hoc per questo genere di detenuti. L’adozione di dispositivi di protezione passiva per gli agenti e l’utilizzo dei taser non sono più rinviabili: la politica se ne faccia carico” conclude Beneduci.

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